Oratorio di San Bartolomeo

Presso l'antica ed importante via Cava a Prato, sorse alla fine del
Trecento un oratorio dedicato a San Bartolomeo; fu edificato dalla potente
famiglia dei Guazzalotti, proprietari delle cave di serpentino nel
Monteferrato (il celebre marmo verde di Prato).
La notizia più antica risale al 1383, quando venne eletto un rettore della
"chiesa e oratorio di San Bartolomeo a via cava", di patronato dei
Guazzalotti, rappresentati allora da Donna Filippina del Buono Mei, vedova
del nobile Iacopo di Zarino Guazzalotti di Prato.
Questo edificio oggi purtroppo soffre di una collocazione infelice, data
dal grande sviluppo della periferia pratese che, in alcuni casi, non ha
rispettato elementi di pregio come questo oratorio.
Nonostante questo rimane un raro e incantevole esempio di architettura e
pittura gotica nel nostro territorio.
L'esterno dell'edificio è molto semplice, la struttura è costituita da
un'aula a pianta rettangolare, il campanile è a vela, con celletta
campanaria bifora. Il paramento esterno è costruito con muratura mista:
laterizio e ciottoli di fiume, non regolari, forse avrebbe dovuto essere
intonacato. Due monofore trilobate in ogni lato lungo fanno filtrare la
luce all'interno. Il portale della facciata, oggi purtroppo poco visibile,
è decorato con una ghiera a fasce bicrome di alberese e serpentino verde;
nella lunetta, assai rovinata, possiamo ancora riconoscere la Madonna col
Bambino fra due Santi, nell'architrave si possono individuare tre stemmi.
La porta d'accesso all'oratorio è attualmente quella laterale, decorata
con una lunetta in arenaria con la Croce e simboli della Passione,
nell'architrave troviamo lo stemma della famiglia Guazzalotti: un caprone
rampante.
Appena si entra nell'oratorio si abbandona la semplicità dell'esterno e
con stupore si può ancora oggi ammirare un ciclo pittorico che occupa la
metà delle due pareti dell'aula unica ed impreziosisce interamente l'area
dell'altare.
Iniziamo la lettura di questo ciclo partendo proprio dalla piccola
abside, l'altare è completamente affrescato, nel paliotto troviamo la
Pietà, il dossale simula la struttura di un trittico su tavola con al
centro la Madonna col Bambino, e ai lati i Santi Bartolomeo e
Lorenzo.
Sulla parete di fondo dell'abside possiamo leggere dall'alto:
l'Annunciazione, i santi Nicola e Antonio Abate. Alla destra dell'altare
compare un monumentale Giovanni Battista, nella
parete opposta Santa Maria Maddalena.
Il santo titolare dell'oratorio compare ben tre volte nel ciclo, sulla
parete sinistra è rappresentato nel momento del suo martirio, quando fu
scuoiato. Anche un altro santo, Antonio Abate, evidentemente molto
venerato, compare tre volte nel ciclo pittorico. Sulla parete destra
possiamo ammirare la figura del santo inquadrata da quattro scene che
narrano la sua appassionante vita. Accanto a Sant'Antonio Abate sono
rappresentati i santi Bartolomeo e Domenico.
Infine nella parete sinistra della navata troviamo un Santo martire, Santa
Caterina d'Alessandria, San Giuliano (con due scene della sua sfortunata
vita, quando per errore uccise i suoi genitori) e la Madonna
col Bambino.
Questi ultimi due soggetti sono collocati in un'edicola cuspidata, coperta
da una cupoletta. Le figure dei santi sono perlopiù inquadrate dentro
delle edicole, spesso compaiono ai loro piedi dei piccoli committenti
abbigliati con i costumi di fine Trecento. Queste preziose pitture sono
probabilmente opera di Francesco di Michele (o Maestro di San Martino a
Mensola), Cenni di Francesco ed Arrigo di Niccolò. Questo eccezionale
ciclo pittorico è una splendida testimonianza della fortuna della pittura
ad affresco a Prato nel tardo Trecento.
Bibliografia:
- G. Limberti, L'oratorio di S. Bartolomeo in via Cava, in "Prato storia e
arte", dicembre 1963, pag. 61.
- L. Bellosi, Le Arti figurative, in AA.VV., Prato storia di una città,
Ascesa e declino del centro medievale (dal Mille al 1494), vol. I, a c. G.
Cherubini, sotto la direzione di F. Braudel, 1991, pag. 923.

