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Francesco Datini
Francesco
di Marco
Datini 1410-2010

Oratorio di San Bartolomeo

Via Cava - Prato
Oratorio di San Bartolomeo

Presso l'antica ed importante via Cava a Prato, sorse alla fine del Trecento un oratorio dedicato a San Bartolomeo; fu edificato dalla potente famiglia dei Guazzalotti, proprietari delle cave di serpentino nel Monteferrato (il celebre marmo verde di Prato).
La notizia più antica risale al 1383, quando venne eletto un rettore della "chiesa e oratorio di San Bartolomeo a via cava", di patronato dei Guazzalotti, rappresentati allora da Donna Filippina del Buono Mei, vedova del nobile Iacopo di Zarino Guazzalotti di Prato.
Questo edificio oggi purtroppo soffre di una collocazione infelice, data dal grande sviluppo della periferia pratese che, in alcuni casi, non ha rispettato elementi di pregio come questo oratorio.
Nonostante questo rimane un raro e incantevole esempio di architettura e pittura gotica nel nostro territorio.
L'esterno dell'edificio è molto semplice, la struttura è costituita da un'aula a pianta rettangolare, il campanile è a vela, con celletta campanaria bifora. Il paramento esterno è costruito con muratura mista: laterizio e ciottoli di fiume, non regolari, forse avrebbe dovuto essere intonacato. Due monofore trilobate in ogni lato lungo fanno filtrare la luce all'interno. Il portale della facciata, oggi purtroppo poco visibile, è decorato con una ghiera a fasce bicrome di alberese e serpentino verde; nella lunetta, assai rovinata, possiamo ancora riconoscere la Madonna col Bambino fra due Santi, nell'architrave si possono individuare tre stemmi.
La porta d'accesso all'oratorio è attualmente quella laterale, decorata con una lunetta in arenaria con la Croce e simboli della Passione, nell'architrave troviamo lo stemma della famiglia Guazzalotti: un caprone rampante.
Appena si entra nell'oratorio si abbandona la semplicità dell'esterno e con stupore si può ancora oggi ammirare un ciclo pittorico che occupa la metà delle due pareti dell'aula unica ed impreziosisce interamente l'area dell'altare.
Iniziamo la lettura di questo ciclo partendo proprio dalla piccola abside, l'altare è completamente affrescato, nel paliotto troviamo la Pietà, il dossale simula la struttura di un trittico su tavola con al centro la Madonna col Bambino, e ai lati i Santi Bartolomeo e Lorenzo.
Sulla parete di fondo dell'abside possiamo leggere dall'alto: l'Annunciazione, i santi Nicola e Antonio Abate. Alla destra dell'altare compare un monumentale Giovanni Battista, nella parete opposta Santa Maria Maddalena.
Il santo titolare dell'oratorio compare ben tre volte nel ciclo, sulla parete sinistra è rappresentato nel momento del suo martirio, quando fu scuoiato. Anche un altro santo, Antonio Abate, evidentemente molto venerato, compare tre volte nel ciclo pittorico. Sulla parete destra possiamo ammirare la figura del santo inquadrata da quattro scene che narrano la sua appassionante vita. Accanto a Sant'Antonio Abate sono rappresentati i santi Bartolomeo e Domenico.
Infine nella parete sinistra della navata troviamo un Santo martire, Santa Caterina d'Alessandria, San Giuliano (con due scene della sua sfortunata vita, quando per errore uccise i suoi genitori) e la Madonna col Bambino. Questi ultimi due soggetti sono collocati in un'edicola cuspidata, coperta da una cupoletta. Le figure dei santi sono perlopiù inquadrate dentro delle edicole, spesso compaiono ai loro piedi dei piccoli committenti abbigliati con i costumi di fine Trecento. Queste preziose pitture sono probabilmente opera di Francesco di Michele (o Maestro di San Martino a Mensola), Cenni di Francesco ed Arrigo di Niccolò. Questo eccezionale ciclo pittorico è una splendida testimonianza della fortuna della pittura ad affresco a Prato nel tardo Trecento.

Bibliografia:
- G. Limberti, L'oratorio di S. Bartolomeo in via Cava, in "Prato storia e arte", dicembre 1963, pag. 61.
- L. Bellosi, Le Arti figurative, in AA.VV., Prato storia di una città, Ascesa e declino del centro medievale (dal Mille al 1494), vol. I, a c. G. Cherubini, sotto la direzione di F. Braudel, 1991, pag. 923.

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