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Francesco Datini
Francesco
di Marco
Datini

La Cattedrale e le sue Volte

Piazza del Duomo - Prato

Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento la Cattedrale di Prato era una semplice Pieve, come oggi dedicata a Santo Stefano. La reliquia più importante conservata in Prato è da sempre la Sacra Cintola, che secondo la tradizione giunse qui da Gerusalemme nel 1172, portata da un mercante di nome Michele, come dono delle sue nozze. Michele in punto di morte donò la Cintola (ovvero la cintura che la Madonna diede a San Tommaso quando fu assunta in cielo) all'allora proposto Uberto, responsabile della Pieve. Nel corso del Trecento un tentativo di furto convinse i pratesi ad edificare una cappella all'interno dell'edificio sacro per poterla meglio custodire. La cappella venne completamente affrescata da Agnolo Gaddi alla conclusione del Trecento, il pittore era il figlio di Taddeo Gaddi, il più celebre allievo di Giotto. Ancora oggi possiamo ammirare le scene narrate nelle pareti della cappella: la Vita della Vergine, dalla Nascita alla sua Assunzione ed Incoronazione. Le scene si sviluppano con un sapiente gusto narrativo, come nella descrizione della delusione nei volti dei pretendenti nella scena dello Sposalizio di Maria; lo spazio è reso in maniera veritiera, anche se l'artista utilizza una prospettiva empirica, incerta. Sulla parete opposta invece troviamo le scene che narrano del Matrimonio di Michele e del prezioso dono di nozze che egli portò a Prato e consegnò alla Pieve, perché potesse essere venerata dai fedeli. In questa parte del ciclo pittorico troviamo una bellissima veduta antica della città di Prato, nella scena del Ritorno di Michele a Prato.
Proseguendo all'interno della Cattedrale possiamo scorgere altre testimonianze trecentesche, come il transetto gotico, diviso in cinque cappelle, che si inserisce armoniosamente nel corpo longitudinale romanico. La cappella a sinistra di quella maggiore è di patronato della famiglia Manassei, e molto probabilmente è stata affrescata da un pittore che fu attivo nella bottega di Agnolo Gaddi per la decorazione della Cappella della Cintola. In questa cappella sono narrate le Storie di Santa Margherita d'Antiochia e quelle di San Giacomo Maggiore. La santa nel Medioevo era venerata quale protettrice delle partorienti, e qui troviamo descritta la sua sfortunata vita, fu infatti condannata a morte dal cavaliere Olibrio a causa del suo rifiuto di sposarlo. La vita del martire San Giacomo è narrata in pochi episodi, quando porta alla conversione il Mago Ermogene e quando viene condannato alla decapitazione, a causa del suo rifiuto di rinnegare la fede.
Attualmente alcuni ambienti della Cattedrale sono raggiungibili dall'adiacente Museo dell'Opera del Duomo. Dal museo si può accedere al chiostro romanico e alle Volte. Con questo termine si intende la cripta della Cattedrale, che corrisponde al basamento del transetto gotico. Questo luogo veramente suggestivo, è stato in parte affrescato ad inizio Quattrocento. La Cappella di Santo Stefano, sottostante la sacrestia, fu anticamente utilizzata da una compagnia di flagellanti. Questo luogo è stato completamente affrescato dai fratelli Pietro ed Antonio Miniati all'inizio del Quattrocento. Sulle pareti possiamo riconoscere alcuni monocromi a verdaccio che illustrano il martirio di Santo Stefano tramite Lapidazione, ed alcune scene della vita di Cristo: l'Ultima cena, l'Orazione nell'orto e la Flagellazione. Troviamo qui affrescato un finto trittico, al centro la Madonna col Bambino, ai lati i santi Stefano e Lorenzo, protomartiri della cristianità.

Bibliografia:
- G. Marchini, Il Duomo di Prato, Milano, Electa, 1957.
- AA. VV., Il Duomo di Prato, Firenze, Le Lettere, 2009.
- Agnolo Gaddi e la Cappella della Cintola, a cura di I. Lapi Balleini, Polistampa, 2009.

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