La Cattedrale e le sue Volte
Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento la Cattedrale di
Prato era una semplice Pieve, come oggi dedicata a Santo Stefano. La
reliquia più importante conservata in Prato è da sempre la Sacra Cintola,
che secondo la tradizione giunse qui da Gerusalemme nel 1172, portata da
un mercante di nome Michele, come dono delle sue nozze. Michele in punto
di morte donò la Cintola (ovvero la cintura che la Madonna diede a San
Tommaso quando fu assunta in cielo) all'allora proposto Uberto,
responsabile della Pieve. Nel corso del Trecento un tentativo di furto
convinse i pratesi ad edificare una cappella all'interno dell'edificio
sacro per poterla meglio custodire. La cappella venne completamente
affrescata da Agnolo Gaddi alla conclusione del Trecento, il pittore era
il figlio di Taddeo Gaddi, il più celebre allievo di Giotto. Ancora oggi
possiamo ammirare le scene narrate nelle pareti della cappella: la Vita
della Vergine, dalla Nascita alla sua Assunzione ed Incoronazione. Le
scene si sviluppano con un sapiente gusto narrativo, come nella
descrizione della delusione nei volti dei pretendenti nella scena dello
Sposalizio di Maria; lo spazio è reso in maniera veritiera, anche se
l'artista utilizza una prospettiva empirica, incerta. Sulla parete opposta
invece troviamo le scene che narrano del Matrimonio di Michele e del
prezioso dono di nozze che egli portò a Prato e consegnò alla Pieve,
perché potesse essere venerata dai fedeli. In questa parte del ciclo
pittorico troviamo una bellissima veduta antica della città di Prato,
nella scena del Ritorno di Michele a Prato.
Proseguendo all'interno della Cattedrale possiamo scorgere altre testimonianze
trecentesche, come il transetto gotico, diviso in cinque cappelle, che si inserisce
armoniosamente nel corpo longitudinale romanico. La cappella a sinistra di quella
maggiore è di patronato della famiglia Manassei, e molto probabilmente è stata affrescata
da un pittore che fu attivo nella bottega di Agnolo Gaddi per la decorazione della
Cappella della Cintola. In questa cappella sono narrate le Storie di Santa Margherita
d'Antiochia e quelle di San Giacomo Maggiore. La santa nel Medioevo era venerata quale
protettrice delle partorienti, e qui troviamo descritta la sua sfortunata vita, fu infatti
condannata a morte dal cavaliere Olibrio a causa del suo rifiuto di sposarlo. La vita del
martire San Giacomo è narrata in pochi episodi, quando porta alla conversione il Mago
Ermogene e quando viene condannato alla decapitazione, a causa del suo
rifiuto di rinnegare la fede.
Attualmente alcuni ambienti della Cattedrale sono raggiungibili
dall'adiacente Museo dell'Opera del Duomo. Dal museo si può accedere al
chiostro romanico e alle Volte. Con questo termine si intende la cripta
della Cattedrale, che corrisponde al basamento del transetto gotico.
Questo luogo veramente suggestivo, è stato in parte affrescato ad inizio
Quattrocento. La Cappella di Santo Stefano, sottostante la sacrestia, fu
anticamente utilizzata da una compagnia di flagellanti. Questo luogo è
stato completamente affrescato dai fratelli Pietro ed Antonio Miniati
all'inizio del Quattrocento. Sulle pareti possiamo riconoscere alcuni
monocromi a verdaccio che illustrano il martirio di Santo Stefano tramite
Lapidazione, ed alcune scene della vita di Cristo: l'Ultima cena,
l'Orazione nell'orto e la Flagellazione. Troviamo qui affrescato un finto
trittico, al centro la Madonna col Bambino, ai lati i santi Stefano e
Lorenzo, protomartiri della cristianità.
Bibliografia:
- G. Marchini, Il Duomo di Prato, Milano, Electa, 1957.
- AA. VV., Il Duomo di Prato, Firenze, Le Lettere, 2009.
- Agnolo Gaddi e la Cappella della Cintola, a cura di I. Lapi Balleini, Polistampa, 2009.


